“Tresigallo non nasce da un evento traumatico, non nasce per la volontà di imporsi alla ribalta internazionale nel mondo dell’architettura e, in generale, della cultura. Esiste perché è stata ideata con uno spirito funzionale, affettivo, emotivo e – forse – campanilistico, sicuramente con la volontà di fare del bene alla comunità, di progettare una città che funziona. Il suo disegno urbano e i suoi edifici non portano la firma di grandi maestri, ma rappresentano un perfetto esempio di come una buona architettura possa costituire una base fondamentale per il benessere dei suoi abitanti1".

Tresigallo gode di un importante periodo aureo quando, negli anni ‘30 del ‘900, viene trasformata – nonostante la scarsa pubblicità del tempo - in un centro artistico di notevole importanza nazionale e, col senno di poi,  probabilmente anche europea, arrivando ad ospitare giovani artisti i quali, in futuro, avrebbero raggiunto una chiara fama nazionale ed internazionale.

Tresigallo sarà un laboratorio dove giovani ragazzi, da poco laureati, sperimenteranno prima di tutto se stessi, il loro modo di concepire l’architettura e i materiali di lavorazione, poi le nuove tecniche che il mercato proponeva e un nuovo concetto di sviluppo urbano. Infatti, dal punto di vista architettonico, la qualità del disegno è diffusa in tutto il patrimonio edilizio, stabilimenti industriali compresi.

L’alto valore artistico nella cittadina di Tresigallo risiede proprio nella sua completezza dal punto di vista del patrimonio edilizio-architettonico, unico capace di trasmettere la complessità del progetto urbano originale e la qualità del disegno degli spazi aperti; e questo non solo attraverso l’esistenza di meri volumi costruiti, ma anche con la cura per i dettagli costruttivi.

I conglomerati cementizi finiti a finto marmo, i bassorilievi ottenuti tramite stampaggio e finitura a trapano, la prima sperimentazione del cemento vibrato, l’impiego delle tecnologie volte a limitare l’uso del ferro nelle parti strutturali dell’edificio testimoniano inoltre la ricerca e la forte sperimentazione che in quegli anni si conduceva sui materiali e le loro tecniche di utilizzo.

Rossoni desidera, probabilmente, che Tresigallo diventi una realtà artisticamente attiva: nella sua posizione avrebbe certamente potuto chiamare qualsiasi architetto-progettista-ingegnere per il realizzo della sua città. Ma questo non accadde. Prende un tresigallese, Carlo Frighi, gli paga l’università a Roma, lo spedisce tre anni a far l’apprendistato a Foggia e, a soli 32 anni, gli dà il compito di rifondare un intero paese.

L’ing. Baroni, nel ‘37 giovane trentenne, viene chiamato da Rossoni per sperimentare, per la prima volta in Italia, un diverso utilizzo del ferrocemento. Sempre Rossoni chiama un giovane architetto di giardini, Pietro Porcinai, al tempo 26enne, per progettare un giardino nella villa Barillari, villa tresigallese. Ancora Rossoni chiamerà alle sue dipendenze Cecchino Guerra, all’epoca 26enne, il quale sperimenterà, per la prima volta nel ferrarese, alcuni tipi di lavorazione del marmo e del travertino.

Il ministro chiama, inoltre, lo scultore Enzo Nenci, all’epoca 34enne, per disegnare la scultura dell’Angelo del cimitero.

Tresigallo sarà, per tutti questi artisti (e molti altri che il tempo, purtroppo, non è riuscito a portare fino a noi), un vero apprendistato, un luogo libero dove poter sperimentare le nuove conoscenze appena studiate all’università o da poco applicate in qualche cantiere sperduto nell’Italia di fine anni ’20. Saranno 5 anni di altissima formazione per questi ragazzi, i quali, dopo l’esperienza tresigallese, avranno successi nazionali e internazionali: Frighi opererà molto a Ferrara; Guerra in tutto il ferrarese; Baroni a Roma, con la costruzione della Scuola di Scherma, e in America; Nenci in tutt’Italia; Porcinai diventerà il più grande architetto italiano di giardini al mondo.

Rossoni diede la possibilità a giovani artisti (architetti, ingegneri, scultori) di trasformarsi, grazie all’esperienza e alla libertà lavorativa che offrivano i cantieri tresigallesi, in veri professionisti, riconosciuti in Emilia, in Italia, nel mondo.

 


1Arch. Andrea Sardo. Atti del simposio – Ricerca di un’identità. 27-28 giugno 2008. Casa della Cultura. Italiapolitografia editore. 2012. A cura dell’Associazione Culturale Edmondo Rossoni “Sviluppo e Benessere”